la storia di vino in-dipendente

La manifestazione nasce nel 2016 grazie a stefano belli, che da appassionato di vino e professionista del settore, decide di riunire le realtà del territorio che rispecchiano i suoi ideali, prediligendo quegli artigiani che ogni giorno si impegnano per valorizzare e preservare il proprio territorio.
Edizione dopo edizione, l'evento riscuote ampi consensi e ogni anno nuovi produttori da tutta italia desiderano partecipare, sottolineando la rilevanza nazionale della fiera.
oggi l'obiettivo è stimolare al dialogo una nuova generazione di appassionati e professionisti, affinchè il movimento cresca nella giusta direzione.
Lo facciamo guardando al futuro, alle nuove realtà e trend del settore, ai nuovi strumenti di comunicazione.
alla base di tutto resta lo spirito originario della fiera: condivider il vino che amiamo, senza filtri.

locandina storica

il manifesto vino in-dipendente

Vino in-dipendente raggruppa vignaioli che difendono l’integrità del proprio territorio, attraverso una forte etica ambientale, per produrre vino che prevede il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina, attraverso l’assenza di additivi chimici e di manipolazioni innaturali da parte dell’uomo, che portano i vignaioli a correre molti rischi, che solo la grande conoscenza in vigna e in cantina può far superare. Produrre vino naturale significa agire nel pieno rispetto del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando l’utilizzo di chimica e tecnologica in genere, dapprima in vigna e successivamente in cantina, conservando l’unicità del vino dall’omologazione che chimica, tecnologia e industrializzazione hanno portato nelle aziende vitivinicole. Scopo della manifestazione è promuovere il lavoro dei vignaioli che quotidianamente faticano a farsi sentire.

il regolamento per i vignaioli

Lavoro in vigna

  • Esclusione di diserbanti e/o disseccanti;
  • Esclusione di concimi chimici;
  • Utilizzo, per i trattamenti in vigna contro le malattie, di prodotti ammessi dalle norme in vigore in agricoltura biologica. In ogni caso sono esclusi tutti quelli di sintesi, penetranti o sistemici;
  • Utilizzo di preparati biodinamici e microrganismi effettivi;
  • Utilizzo di rame e zolfo per le malattie infestanti in misura contenuta a seconda delle annate;
  • Vendemmia manuale.

Lavoro in cantina

  • Utilizzo esclusivo di lieviti indigeni;
  • Esclusione dell’apporto di qualsiasi prodotto di nutrimento, sostentamento, condizionamento quali possono essere le vitamine, gli enzimi e i batteri;
  • Esclusione di ogni sistema di concentrazione ed essiccazione forzata;
  • Esclusione di ogni manipolazione tesa ad accelerare e/o rallentare la fermentazione naturale del mosto e del vino ( è consentito solo il blando controllo della temperatura di fermentazione delle uve );
  • Esclusione di ogni azione chiarificante ( proteine animali o vegetali ) e della filtrazione che altera l’equilibrio biologico e naturale dei vini ( la massima filtrazione ammessa nei vini rossi è di 10 micron mentre nei vini bianchi è di 5 micron);
  • Esclusione totale dell’uso delle seguenti sostanze: scorze di lieviti, gomma arabica, mannoproteine, attivanti di fermentazione/starter, tannini enologici;
  • Esclusione della pratica di acidificazione dei mosti;
  • Esclusione delle pratiche di osmosi inversa;
  • L’anidride solforosa totale non potrà mai essere superiore a 60 mg/l per i vini secchi e 70 mg/l per i vini passiti.